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mercoledì 28 agosto 2013

Smartphone e tablet: stiamo facendo la fine di Gollum?

Fonte: http://www.informarexresistere.fr
Autore: Enrico Carotenuto



Già da alcuni anni, su molti siti americani, si trovano fotografie ed articoli che stigmatizzano il modo in cui tablet e smartphone hanno cambiato la nostra vita sociale.
Ormai anche in Italia c’è chi comincia a lamentarsi. In effetti, in molti contesti, specialmente in quelli metropolitani, si vede un cambio netto nelle interazioni tra le persone.
Questi aggeggi ci permettono di essere sempre on-line, e soprattutto di poter essere costantemente presenti sui social networks. E se da un lato è comodo poter accedere in ogni momento all’infinita quantità di dati, tra i quali, ogni tanto, ne troviamo anche qualcuno utile, dall’altro si vedono sempre con più frequenza scene in cui gruppi di adulti e di ragazzi, magari riunitisi in un bar, o in un parco, invece di interagire con le persone fisiche presenti davanti a loro, passano tutto il tempo a chattare con chissà chi, magari per dirgli quanto si stanno divertendo con gli amici che hanno davanti (con cui hanno scambiato si e no tre parole!), oppure scattano e postano foto in continuazione di qualsiasi cosa succede: al ristorante è arrivato il primo? Prima di toccarlo una bella foto per dire a tutto il mondo quanto si è contenti che sia arrivata la carbonara! Se poi è scotta, poco male, tanto in foto non si vede.

martedì 25 settembre 2012

Che fine ha fatto il cast di Dawson's Creek??

Già, che fine hanno fatto i giovani interpreti del telefilm per adolescenti Dawson’s Creek dall’ultima puntata andata in onda nell’anno 2003? Tralasciamo il fatto che almeno i 3/4 dei teen-agers hanno ri-visto l'intera "saga" almeno due volte nella vita. Negli ultimi mesi come l'araba fenice che risorge dalle sue ceneri è ritornato in onda dalle peripezie del melodrammatico Dawson per la piccola Capeside fino al successo da lui ottenuto attraverso un film che riprendeva tutti gli avvenimenti salienti dell'allegra combriccola.

Iniziamo dal protagonista, James Van Der Beek, il timido sognatore Dawson Leery, che nell’ambito lavorativo non è stato finora baciato dalla fortuna. Dopo, infatti, un flop cinematografico, è apparso in alcuni telefilm e film noti al grande pubblico come Criminal Minds e Ugly Betty.

Altrettanto poco fortunata è l’attrice Meredith Monroe, l’ Andy McPhee che nella quarta stagione lasciava il povero Pacey per raggiungere Firenze. Dopo aver recitato in Minority report, l’attrice, infatti, ha continuato a partecipare in vari episodi di tanti altri telefilm più o meno importanti tra i quali Bones, Crossing Jordan, Csi; Miami, Dr. House…

Così come per il trentaseinne Kerr Smith, alias Jack McPhee, che è apparso in serials come Streghe e E-Ring, Justice e Csi.New York.

L’attrice Michelle Williams, alias Jen Lindley, è stata alla ribalta della cronaca recente per la morte del compagno Heath Ledger, conosciuto sul set di Brokeback Mountain e dal quale ha avuto una bambina. Prossimi impegni? Un film diretto da Martin Scorsese.

Katie Holmes, la complicata Joey Potter, si è sposata con Tom Cruise, dal quale ha avuto una figlia. Unico film degno di nota: Batman begins.

E Joshua Jackson? Che fine ha fatto l’interprete di Pacey Witter? L’amore va a gonfie vele e professionalmente è in onda nella nuova creatura di J.J.Abrams, Fringe, tutti i pomeriggi su italia 1.
Ha fatto parte anche del cast del film Bobby.
                                                                                                                               
"AI COMMENTANTI L'ARDUA SENTENZA"..

domenica 8 luglio 2012

katangAround su carta!!

Da oggi, katangAround verrà pubblicato anche su carta!!

Si è avviata una (si spera lunga) collaborazione con "WWTU", una rivista distribuita davanti le università o scaricabile in PDF tramite il sito www.wwtu.it

Ogni lunedì mattina viene distribuita davanti le università (ora solo Milano; seguiranno altre 8 città) e katangAround avrà uno spazio riservato per i propri articoli.

giovedì 31 maggio 2012

"Web 2.0. Prospettive e insidie"

Internet sta conoscendo un'evoluzione, una sorta di salto di paradigma. Ha raggiunto uno stadio che viene definito dagli addetti ai lavori, convenzionalmente e senza eccessiva precisione, come Web 2.0. Una sorta di maturazione, secondo alcuni, delle prerogative di Internet sin dalla sua nascita.

Il Web 2.0 è caratterizzato dalla multimedialità, ma soprattutto da una maggiore interattività e socialità. Mentre ai primordi Internet era costituito da un insieme di pagine da navigare all'interno dei siti Web, oggi l'utente, spesso connesso in banda larga, è più attivo e collaborativo. Prevalgono gli aspetti della partecipazione e della condivisione.
L'elemento distintivo del cambiamento è rappresentato proprio dall'User Generated Content, i contenuti generati dagli utenti.

Mentre nell'epoca antecedente a Internet erano dei professionisti a produrre musica, letteratura, saggi scientifici, giornali, video, oggi sono gli internauti stessi a mettere in Rete notizie, canzoni, testi, messaggi audio, voci enciclopediche, video e libri.

Il Web odierno pullula di blog, se ne contano ormai nel mondo oltre 50 milioni. Sono una sorta di diario on-line, una piattaforma facile da utilizzare anche da chi non ha dimestichezza con la tecnologia. Tramite i blog chiunque può esprimere pensieri, idee e punti di vista e pubblicare scritti di vario genere, commentati poi dai lettori. Alcuni di questi diari hanno avuto un tale successo, anche in Italia, da portare i loro curatori alla ribalta delle cronache.

Attraverso Social-Networks come YouTube e MySpace milioni di persone, per lo più giovani e giovanissimi, pubblicano i loro profili, le loro pagine Web personali, i loro video.

In Italia e nel mondo stiamo assistendo al successo esplosivo di Facebook, un sito nato per rimettere in contatto vecchi compagni di scuola, che si è rivelato invece uno strumento duttile, dalle potenzialità ancora inesplorate, molto utile, oltre che per favorire la socializzazione di giovani ed adolescenti, anche per sostenere iniziative politiche, culturali e umanitarie.

Fondata da Jimmy Wales, Wikipedia è un'enciclopedia che ha soppiantato tutte le altre enciclopedie cartacee, anche le più prestigiose, per la sua completezza e la sua facilità di consultazione.
Le voci sono compilate, modificate e aggiornate da redattori anonimi e dilettanti.

Stiamo assistendo a una trasformazione epocale, una rivoluzione che sta mettendo a soqquadro l'intera industria culturale.
Io credo si tratti di un mutamento positivo, che genererà molti altri cambiamenti a catena nella società del futuro.

Evitando la separazione netta fra produttore e consumatore, artista e pubblico, scrittore e lettore, esperto e dilettante, professore e studente, la nuova rivoluzione internettiana apre nuovi spazi di libertà e di democrazia. Lo scambio di idee, la varietà, la concorrenza, l'espressione facilitata persino dell'antagonismo e del dissenso possono contribuire a sviluppare una società più ricca e più giusta.

Già però si levano, soprattutto da parte degli esponenti dei media tradizionali, proteste e perplessità.
Si dice che il Web 2.0 stia mettendo in difficoltà i grandi giornali, le televisioni, le pop-star, insomma l'establishment dell'industria della cultura, dello spettacolo e dell'intrattenimento.
Si lamenta che molti giornalisti, redattori, musicisti ed esperti vari stiano perdendo il proprio posto di lavoro o riducendo drasticamente i propri guadagni.
Le chat sono un pericolo per gli utenti più piccoli, alla mercé di adescatori e psicopatici, mentre i motori di ricerca, sempre più sofisticati, rappresentano un attentato alla nostra privacy.
Il Web 2.0 fornisce informazioni inaffidabili e sembra incoraggiare, sempre secondo i detrattori, il narcisismo più sbracato ed esibizionista, il pressappochismo, persino la peggiore stupidità e la violenza di individui isolati e delle masse.
Non a caso -sostengono i censori delle nuove tecnologie- i più ripugnanti atti di bullismo, filmati col telefonino, finiscono poi su YouTube o su qualche altro social network simile, anzi proprio la possibilità di pubblicizzare le proprie azioni violente e insensate sembra la molla principale a compierle.

C'è senz'altro del vero in tutte queste critiche e recriminazioni, ma c'è soprattutto dell'esagerazione. Personalmente penso che il cambiamento generi insicurezza e che faccia paura soprattutto a coloro che fino a ieri godevano di privilegi indiscussi. È possibile che molti di coloro che oggi sono investiti di prestigio e autorità escano ridimensionati dalla rivoluzione epocale che stiamo vivendo. Sicuramente i prossimi anni vedranno una competizione economica sempre più serrata che selezionerà fatalmente anche su Internet i più forti, sperando anche che siano coloro che sanno produrre i contenuti migliori.

Nel frattempo molti utili correttivi possono esser introdotti a salvaguardia del diritto d'autore e della sicurezza dei più piccoli, per i quali, d'altra parte, già esistono dei filtri protettivi della navigazione. Internet abbisogna di una legislazione al passo con i tempi, che crei poche regole chiare che non intacchino la carica innovativa del nuovo mezzo.

D'altronde, l'industria culturale mi sembra aver già trovato dei nuovi business capaci di compensare, almeno parzialmente, le perdite attuali generate dal download indiscriminato di canzoni, film e libri, effettuato principalmente tramite i programmi di file sharing.
È infatti vero che forse mai come oggi cantanti, attori e registi hanno goduto, grazie alla Rete, di una così vasta popolarità. E mai gli autori hanno venduto un numero così elevato di libri. La popolarità, infine, porta denaro, attraverso passaggi televisivi, nuovi contratti e scritture e vendita di gadget (magliette, suonerie, videogame), ispirati a personalità o opere di successo.

Certo, si tratta di un mondo nuovo, che dispiacerà ai conservatori, ai pigri, ai tradizionalisti, ai laudatori del tempo passato, ma le società aperte hanno sempre amato la libertà di espressione, l'inquietudine e la turbolenza.

Nessuno può escludere che dall'universo dilettantesco della Rete non possano emergere, grazie alle maggiori opportunità offerte, nuove personalità creative, nuovi talenti innovatori. Non dimentichiamo che uno scrittore di successo, molto bravo, come Roberto Saviano, tanto amato dai giovani, ha esordito scrivendo su un blog letterario. E così molti altri nuovi autori, che sul Web hanno pubblicato in anteprima i propri scritti.

Il futuro vedrà probabilmente e già oggi se ne vedono le avvisaglie, uno scambio e una contaminazione fra vecchi e nuovi media. Già oggi il famigerato copia-incolla di contenuti non avviene in una sola direzione.
Sicuramente il nostro futuro non si può reggere sul monopolio del sapere e delle informazioni saldamente nelle mani dei cosiddetti esperti; non è auspicabile burocratizzare Internet e permettere solo agli accademici o ai laureati di esprimere il loro pensiero e la loro opinione. L'egemonia dei professori si trasforma facilmente in una "pedantocrazia".

"Il monopolio (anche quello delle conoscenze, ndr), è una tassazione sugli uomini attivi, per il mantenimento dell'indolenza, se non delle ruberie, degli uomini inattivi".

Non lo sostiene un hacker infatuato delle nuove tecnologie, ma lo sosteneva un compassato quanto grande filosofo dell'Ottocento: John Stuart Mill.
FONTE: "Interruzioni.com"
D.

venerdì 23 marzo 2012

Scene di ordinaria ipocrisia...

Ecco una peculiarità della nostra amata Italia...

"Quando una bestemmia fa più scalpore di qualsiasi altra cosa, o viene sopravvalutato Dio o sottovalutato tutto il resto."
(Cit. Tiziolaqualunque)

martedì 7 febbraio 2012

Il Grande Bordello!!!!!

Alla fine del 1700 viveva in Inghilterra un filosofo di nome James Bentham. Egli, da buon filosofo qual’era, un giorno si sedette al tavolino, prese la piuma d’oca e inizio a scrivere.. scrisse del Panopticon, una prigione innovativa in cui i detenuti erano visti 24 ore su 24 ma non sapevano esattamente quando e da chi, scrisse anche che tutti noi, sotto sotto, siamo dei gran guardoni: ci piace guardare di nascosto la vita degli altri e giudicare ogni comportamento. Bentham credeva che i suoi scritti avrebbero poi prodotto nel nostro presente grandi innovazioni e nuovi modi di sorvegliare. Povero Bentham! Se avesse saputo prima che la cosa più somigliante al suo Panopticon sarebbe stato il “Grande Fratello” sono sicura che avrebbe preferito un’ubriacatura al pub del paese anziché la penna d’oca.

Si perché il Grande Fratello, giustificato da molti come una sorta di esperimento sociologico, in realtà non è che una triste imitazione del Panopticon, una riproduzione di “1984” così offensiva che sicuramente starà facendo fare triple capriole al povero defunto Orwell.

Per capire bene il fenomeno Grande Fratello occorre analizzarlo da due punti di vista: gli spettatori e i concorrenti.

Per quanto riguarda questi ultimi non c’è molto da dire: sono l’anima del programma e il motivo per cui, durante la diretta, aumenta drasticamente il numero dei suicidi dei libri. Essenzialmente sono divisi in tre categorie:
· Il Figo/a: è la classica persona che potrebbe usare la sua testa come acquario per pesci rossi e non noterebbe grandi cambiamenti. E’ protagonista di docce sexy (con annessa strizzata di parti intime) che vengono utilizzate per impennare lo share oppure di infiniti tiramolla amorosi con altri appartenenti alla categoria.
· Il Caso Umano: ormai il grande fratello è peggio della confraternita di Madre Teresa di Calcutta, trova casi umani disperati come Andrew Howe trova sempre l’ultimo Kinder Bueno nei distributori. Il caso umano è solitamente il figlio del boss, lo straniero senza famiglia, la figlia abbandonata dal padre, il nonno abbandonato dalla dentiera. Pezzo forte degli autori è quello di favorire incontri, riappacificazioni come neanche Raffaella Carrà ci è mai riuscita.
· Il Cafone: è quello che aspetti con ansia di vedere tra gli scarti di MaiDireGrandeFratello e invece ti ritrovi in diretta. Solitamente comunica a grugniti o con idiomi che farebbero impallidire l’uomo di Neanderthal e tende ad abbandonare il gioco perché le uniche parole di senso compiuto risultano essere bestemmie. E va bene mostrare volgarità 24 ore su 24 ma le bestemmie no, eh? NO!

Premettendo che con chiunque voi parliate vi dirà che non segue il Grande Fratello, lo spettatore tipo è,invece, una di queste due figure:
· Il Voyer: ha un attaccamento morboso per tutto quello che accade nella “casa”, parla dei concorrenti come se fossero amici di larga data e in camera ha un altarino di Alessia Marcuzzi contornata da vasetti di Activia. (La scelta di reclamizzare quel particolare prodotto doveva pur dire qualcosa!)
· L’intellettualoide: è quello che alla domanda “ma perché guardi il GF?” risponderà con tono irritato “lo guardo con spirito critico, per vedere a che livello arrivano!”. DIFFIDATE da questi soggetti, sono potenziali voyer e vanno aiutati (possibilmente con una seduta di elettroshock).

In conclusione di questa breve panoramica sul reality più discusso dei palinsesti televisivi non mi resta che augurarmi davvero che la notizia della chiusura anticipata sia vera. Forse è un segno che le intelligenze si stanno svegliando, forse invece è una sottile vendetta di Orwell.

In ogni caso facciamo in modo che i Maya non ci trovino, a dicembre, con il telefono in mano pronti a tele votare un’ultima volta.
Eliminiamoli tutti, eliminiamoli ora.

venerdì 13 gennaio 2012

Vittorio Introcaso, cuore d'inviato

Vittorio Introcaso - Inviato Rai
Come non menzionare il nostro conterraneo Vittorio!!
Un uomo che con passione e professionalità, da anni, "sforna" servizi televisivi atti a documentare i vari (e forse troppi) fatti di cronaca che accadono in Italia.

Riporto qui di seguito il link ad un'intervista fatta dal quotidiano d'arte, informazione culturale e spettacolo "DaringToDo".


Buona lettura a tutti!